Stanley Kubrick - I capolavori
Paths
of Glory (1957)
Orizzonti di gloria
TRAMA
1916,
fronte franco-tedesco. Un generale dello Stato Maggiore
francese, Broulard, reca all'amico generale Mireau, il
cui comando è installato in un'elegante palazzina
barocca, il "consiglio" (in realtà un ordine)
di attaccare e prendere un'importante e munitissima
postazione nemica, chiamata il "Formicaio".
Solleticato abilmente dal collega e dalle sue ambizioni
di carriera, Mireau, dopo iniziali proteste in difesa
della vita dei suoi uomini, accetta l'ordine. Poco dopo
compie un giro per le trincee al fine di galvanizzare i
soldati e incarica il suo miglior ufficiale, il
colonnello Dax, di guidare il giorno successivo
l'impossibile attacco. Dax replica ribadendo al generale
la follia dell'impresa, che causerebbe la morte di almeno
metà dei partecipanti all'attacco; Dax, reagisce
sarcasticamente anche agli appelli patriottici di Mireau,
ma infine è costretto a dire sì, minacciato di un
trasferimento che lo porterebbe lontano dai suoi soldati.
L'attacco non riesce, per la violenza del fuoco nemico
non tutti i plotoni lasciano le trincee. Mireau, che
durante la battaglia ha perfino tentato di far
cannoneggiare, come punizione esemplare, le proprie
linee, esige dapprima di passare per le armi decine di
soldati, poi "si accontenta", con la mediazione
di Broulard, di processare solo tre uomini, scelti tra i
soldati dai comandanti delle tre compagnie agli ordini di
Dax. Questi, valente avvocato parigino prima della
guerra, ottiene di essere il loro difensore durante il
processo per codardia che segue poche ore dopo. I tre
soldati, uno tirato a sorte, un altro indicato come
"asociale" e il terzo scelto dal suo ufficiale
in quanto pericoloso testimone di un vero atto di
vigliaccheria, vengono condannati a morte nonostante
l'appassionata difesa di Dax. Il mattino della
fucilazione, uno di loro viene addirittura portato al
palo in barella, agonizzante per la frattura cranica
procuratasi la sera prima in un violento diverbio con i
compagni durante la visita del cappellano. A fucilazione
avvenuta, Dax (che in un estremo tentativo di salvare i
condannati aveva detto a Broulard del folle ordine non
eseguito ma impartito da Mireau mentre l'attacco falliva)
riceve le congratulazioni di Broulard per il modo
intelligente con cui avrebbe mirato a sostituire lo
stesso Mireau in un prossimo futuro. Il colonnello Dax
reagisce con violenza e con insulti. Tornando in prima
linea viene attratto dai rumori provenienti da un'osteria
piena di soldati. Dai vetri vede l'oste che presenta sul
palco a un branco di militari vocianti e ubriachi, una
spaurita giovane tedesca. Dax è disgustato, ma quando la
ragazza comincia a cantare gli schiamazzi cessano quasi
di colpo, i soldati, vecchi e giovani, ascoltano il suo
canto triste, poi cominciano a ripeterne commossi le
parole. Al messaggero che viene a portargli un ordine,
Dax dice: " lasci ancora qualche minuto agli
uomini".
CRITICA
HALLIWELLS
: * * * * * , FARINOTTI : * * * * , MORANDINI : * * * * ,
MEREGHETTI : * * * * LEONARD MALTINS : * * * *
DIZIONARIO
DEI FILM ( MORANDINI )
Da un
romanzo di Humphrey Cobb. Un capolavoro del cinema
antimilitarista, e il solo film hollywoodiano che
analizzi la guerra e il militarismo in termini di classe.
Racconto di suspense ideologica, è anche un pamphlet
satirico in cui il furore della denuncia e un certo
schematismo ideologico sono quasi interamente assorbiti
nella forza dello stile. Fu distribuito in Francia
soltanto nel 1975. Quando si toccano i generali, i
censori hanno una memoria storica di ferro.
DIZIONARIO
DEI FILM ( MEREGHETTI )
Il più
efficace e commovente film antimilitarista di tutti i
tempi, bloccato dalla censura francese e distribuito
negli Stati Uniti solo grazie alla presenza di Douglas.
Impietoso e pieno di amara ironia nel mostrare
lottusità e il sadismo di chi comanda. Ma anche un
eccezionale esercizio di stile, dove ogni movimento di
macchina e ogni angolazione di ripresa hanno un senso e
una funzione precisa. Il soggetto è tratto dal romanzo
parzialmente autobiografico di Humphrey Cobb, sceneggiato
da Kubrick con Calder Willingham e lautore di noir
Jim Thompson in modo che il centro del film non fosse
più la storia dei tre soldati fucilati ( come nel libro
), ma la follia degli alti gradi militari ( assolutamente
geniale la prova di Adolphe Menjou nella parte del
generale Broulard ). Angosciante e bellissima
lultima scena, quando i soldati francesi
dimenticano gli orrori di cui sono testimoni, unendosi al
canto di una giovane tedesca ( Christian ), ambigua e
commovente metafora di ununità che sappia superare
le divisioni nazionalistiche. Elogiato da Churchill per
il realismo della ricostruzione e uscito in Francia solo
nel 1975.
NUOVO
DIZIONARIO UNIVERSALE DEL CINEMA ( DI GIAMMATTEO )
Una delle
incursioni di Kubrick nellarea dei generi. Questa
volta è nel film di guerra, che si traduce in una delle
più celebri opere antimilitariste della storia del
cinema. Kubrick applica alla trasposizione del romanzo i
caratteri tipici della sua regia: da una parte
lironia sulla struttura narrativa del testo,
attuata ricostruendo un episodio di guerra con realismo
minuzioso ( Churchill elogiò la verosimiglianza storica
del film ), ma in modo da rivelarne tutta
lassurdità; dallaltra una maniacale ricerca
linguistica, qui più necessaria che altrove; ogni
inquadratura, carrello, taglio di montaggio, ogni uso di
esasperati grandangoli ( nella scena del consiglio o in
quella della fucilazione, ad esempio ) servono a
sottolineare lallucinante assurdità del rituale.
Ostinatamente vietato dalla censura francese,
Orizzonti di gloria fu girato in Germania. Anche
gli Stati Uniti ne avevano ostacolato la realizzazione,
tanto che Kubrick poté superare il veto del noleggio
solo grazie alla presenza di Kirk Douglas.
DIZIONARIO
DEI FILM ( GEORGE SADOUL )
Il film (
proibito in Francia ) è ladattamento di un romanzo
di Humphrey Cobb, che raccontava, nel 1935, fatti
storicamente avvenuti nel 1917. " Il libro, letto
quando avevo 15 anni, aveva lasciato in me un ricordo
durevole ha detto Kubrick non per le sue
qualità letterarie, ma per langosciosa, tragica
situazione dei suoi tre personaggi: tre soldati
irreprensibili, accusati di viltà e di ribellione,
fucilati per dare un esempio. Questa situazione storica
avrebbe potuto presentarsi in qualsiasi esercito del
mondo. Avevo pensato di collocarla in un esercito
immaginario e avrei preferito che gli uomini fossero dei
soldati americani; ma nessuna ribellione paragonabile a
questa era avvenuta nel 1917 nel nostro esercito. Il mio
scopo era di fare un film contro la guerra ". Le
sequenze migliori sono : una ricognizione notturna;
lattacco; il sorteggio; il consiglio di guerra
nella grande sala barocca dun castello; il
conflitto tra il tenente e i suoi superiori; il moribondo
portato in barella per essere fucilato. Uno dei migliori
film americani degli anni 50.
TEMPI
MODERNI.COM
Kubrick e
Harris, ormai soci fissi, acquistano insieme i diritti di
un vecchio romanzo antimilitarista Paths of Glory che
aveva molto impressionato il regista una quindicina
d'anni prima. L'autore del romanzo, Cobb, si era ispirato
ai processi e alle fucilazioni verificatisi in più
occasioni sul fronte francese durante la Grande Guerra. I
due ne traggono una sceneggiatura e cominciano a bussare
inutilmente a diverse porte suscitando però poco
interesse. Il "caso" è rappresentato
dall'attore Kirk Douglas, che un anno prima aveva fondato
una sua casa di produzione, la Bryna. Questi infatti si
mostra colpito dal soggetto e dal personaggio principale.
Con il suo nome in cima al cast il progetto interessa la
United Artists e lo finanzia personalmente senza
pretendere l'intromissione di una dolciastra storia
d'amore. Il film viene girato in Germania negli studi
della Bavaria Film di Monaco, con un cast tedesco, la
lavorazione dura due mesi e mezzo, gli esterni - la
trincea con il campo di battaglia e l'isolato palazzo
barocco del quartiere generale - sono a una mezz'ora di
macchina dagli studi.
Kubrick, sempre a rafforzare l'effetto di
"realtà" e di "verità",
ricostruisce con tale cura l'ambiente bellico da meritare
gli elogi di Churchill per quanto riguarda la
verosimiglianza storica del film. Parecchi giorni li
passa a "preparare" il paesaggio per l'unica
breve sequenza della battaglia. Sul set Kubrick stupisce
i tecnici tedeschi per lo scrupolo minuzioso, per le
scene ripetute decine di volte, per come si impone
all'operatore, infine per la perizia con cui manovra
personalmente una delle sei macchine da presa in azione
per le riprese dell'assalto. Si può prendere per
sintomatica questa sua partecipazione in prima persona
alla battaglia (egli anzi entra proprio in essa perché
sulla sua macchina è montato lo zoom con il quale viene
seguito Dax, unico individuato nella massa). Kubrick non
affida l'eventuale antimilitarismo dell'opera a un
visibile punto di vista interno ad essa o ad uno
spostamento sugli aspetti beffardi del fatto bellico o a
un'ambizione didattico - esplicativa sulla realtà, né
comunque a un intervento più o meno critico della
"regia" sul fatto guerra raccontato dal film,
né alla messa in scena di un soggetto già
sufficientemente critico.
Orizzonti di gloria è la costruzione della guerra e del
suo funzionare. Lo è proprio perché ne ripete i riti
glaciali, non perché mostri il nascere e lo svilupparsi
del fenomeno. Esso è infatti già dato nella scritta
iniziale "1916" e nella voce fuoricampo che
brevemente puntualizza la situazione del conflitto e le
cui ultime parole sottolineano la posizione di stallo
della guerra di trincea, nella quale "gli attacchi
riusciti si misuravano in guadagni di qualche centinaio
di metri, pagati con centinaia di migliaia di vite".
In seguito la voce tace e resta solo la situazione di
guerra, una guerra storicamente determinata e con tutti i
particolari al posto giusto, eppure una guerra che pare
astratta, una guerra in cui non si vede un nemico, in cui
non è mai questione di un nemico "aggressore"
o ideologicamente "diverso". Il tutto non
sembra meno astratto della "selva" di Paura e
desiderio, e il riferimento storico preciso crea solo
l'incubo. Anche qui ci troviamo nell'acquario, nella
distanza della fiaba e del gioco. La guerra come il gioco
più complesso e crudele, e forse nello stesso tempo, il
più tremendamente attraente.
Grazie all'elemento visivo, Kubrick sovrappone al vivido
apologo letterario lo schematismo suggestivo della fiaba,
specie nel continuo alternarsi dei due ambienti
principali, il palazzo del comando e la trincea della
truppa, geograficamente vicini e appunto lontani come
l'antro della Strega e il palazzo del principe. Il gioco
rituale parte subito, sotto la data iniziale appare un
armonioso castello, un plotone di soldati si schiera su
due file di fronte all'ingresso, una macchina arriva e ne
discende il Generale Broulard (Adolphe Menjou) che si
reca a portare l'amabile ordine - consiglio di attacco al
collega. Tutta la sequenza è regolata come un rito
immutabile. Se rito è una parola che si può facilmente
associare alla guerra, senza troppe vergogne, il
"gioco" fatto con vite umane è invece, da
circa due millenni, severamente riprovato. Il Generale
Mireau (George Macready), che snocciola le percentuali di
perdite previste nel folle assalto forse è un sadico, ma
soprattutto sta svolgendo un'indispensabile operazione
logico matematica : "metà dei suoi uomini
periranno - dice al Colonnello Dax - ma avranno permesso
all'altra metà di prendere il Formicaio".
Kubrick non ha bisogno di sconvolgere apertamente il
genere con l'invenzione fantastica o con l'evidenza della
condanna o ancora, mediante l'irrisione distorcente. Nei
confronti di tale meccanismo, si ha un atteggiamento
kubrickiano ambiguo di fascinazione repulsione. Da
una parte l'interesse per i meccanismi di massacro e per
quello che resta del gioco più affascinante e complesso
(perché vi è coinvolto su vasta scala l'uomo, pedina
insolita e affascinante), dall'altra la condanna (logica,
prima ancora che morale) di un gioco appunto
incontrollabile perché utilizza uomini dalle passioni
non del tutto previste, uomini che possono rifiutare
all'ultimo momento di uscire dalla trincea per essere
magari difesi dal magnifico Colonnello Dax. Se le trincee
testimoniano uno stallo, e se il processo vede muovere
protagonisti e comparse sul lucido pavimento a
scacchiera, ciò non può che chiarire l'assurdità e
l'improponibilità del paragone, ma questo è il paragone
e la coincidenza istituita nella guerra: nonostante la
mozione umanitaria del Colonnello Dax, nonostante il suo
esplicito criticare quelle che sembrano aberrazioni, il
rituale va sino in fondo, senza neanche il minimo
ritardo. In pratica non c'è neanche partita, non c'è
avversario.
La partita se la gioca se mai proprio Kubrick, costruendo
il film su una serie quasi infinita di simmetrie e
rinchiudendo quindi doppiamente gli uomini nella rete di
un gioco in cui le regole sono solo sue. La simpatia
evidente del Colonnello Dax - dovuta alla bravura di Kirk
Douglas, ma anche al modo privilegiato in cui il
personaggio è costruito rispetto agli altri- non riesce
mai infatti a proporlo come eroe; egli non può né
trasgredire le regole né crearne di nuove, è il
"principe" (fallito) della fiaba, schematico
come i "cattivi" e come loro (anche se per
motivi opposti, e cioè per affezione ai soldati)
letteralmente bloccato nel suo ruolo (all'inizio reagisce
all'ipotesi di allontanamento dal suo posto e accetta di
guidare a morire quelli da cui non si vuole separare). La
sequenza della battaglia, ce lo mostra incerto,
perplesso, incapace di dominare l'azione, impossibilitato
ad essere eroe. Gli stessi generali non hanno un vero
disegno, a parte il carrierismo meschino. E' chiaro che
in questo ambito si trova poco "umanismo" quale
oggetto immediato.
La definizione di uomo è sempre doppia, rovesciata di
continuo e senza sentenza definitiva. La fascinazione -
repulsione è anche nell'accompagnamento musicale della
sequenza dei titoli, una fanfara che esegue la
Marsigliese, non tanto come inno di libertà che si
tramuta in introduzione all'oppressione, quanto
l'indicazione lucida e disperata di una possibile
contiguità o compresenza di barbarie e civiltà.
Ugualmente, lo schematismo esasperato della struttura
(ribadito quasi pleonasticamente anche nel subplot del
soldato, scelto tra i morituri per vendetta dal suo
ufficiale, che a sua volta verrà sadicamente comandato
dal Colonnello Dax a guidare il plotone di esecuzione),
lo schema filmato e il meccanismo da colonia penale, non
possono che produrre il rifiuto. Le dissolvenze sono tre
o quattro (usate come espediente teatrale, da sipario di
fine atto, non in direzione lirico - temporale), mentre
domina il passaggio secco, il taglio meccanico e spietato
(non convulso, perché il ritmo è sostenuto, ma
classico) come gli incastri privi di gioco in un
macchinario.
La musica dopo la Marsigliese sarà solo un ritmo
ossessivo, per concludersi in un battito di tamburi sordi
che negano sulla parola "Fine", il finale
romantico, apparentemente fiducioso, consolatorio,
catartico. Dall'esempio più forte di simmetria
"meccanica" possiamo comprendere perché abbia
suscitato tanti apprezzamenti e ardori politici. La
specificità di Orizzonti di gloria non è quindi la
guerra, o se lo è, è talmente da divenire struttura del
tutto e non solo della guerra. La condanna sorge solo
dall'ammirazione inconscia per un "bel"
meccanismo che è poi produttore di morte. La paura della
situazione è quella del gioco rituale (il gioco eroico e
catartico della lotta bellica) che si scopre con orrore
essere un sacrificio umano. Il successo di pubblico fu
limitato, nonostante la grande risonanza, si parlò
apertamente di capolavoro. Il film fu tra l'altro
proibito in Francia, dove è rimasto tabù fino agli anni
'70; in Belgio provocò tafferugli tra associazioni di
combattenti e dimostranti pacifisti.
RICONOSCIMENTI
BRITISH ACADEMY AWARDS ( GB )
1 nomination 1958
miglior film
DOPPIAGGIO
| PERSONAGGI |
INTERPRETI |
DOPPIATORI |
| COL.
DAX |
Kirk
Douglas |
GIULIO
PANICALI |
| COL.
PHILIP PARIS |
Ralph
Meeker |
PINO
LOCCHI |
| GEN.
GEORGE BROULARD |
Adolphe
Menjou |
AMILCARE
PETTINELLI |
| GEN.
PAUL MIREAU |
George
Macready |
EMILIO
CIGOLI |
| TEN.
ROGET |
Wayne
Morris |
MARIO
PISU |
| MAGG.
SAINT-AUBAN |
Richard
Anderson |
GIUSEPPE
RINALDI |
| PIERRE
ARNAUD |
Joseph
Turkel |
GIANFRANCO
BELLINI |
| MAURICE
FEROL |
Timothy
Carey |
GUALTIERO
DE ANGELIS |
| PADRE
DUPREE |
Emile
Meyer |
GIORGIO
CAPECCHI |
| VOCE
NARRANTE |
Peter
Capell |
NANDO
GAZZOLO |
LOCATIONS
The interiors filmed in the Geiselgasteig Studios in
Munich.
FULL CAST AND CREW
Directed
by
Stanley Kubrick
Writing credits
Humphrey Cobb (novel Paths of Glory)
Stanley Kubrick (screenplay)
Calder Willingham (screenplay)
Jim Thompson (screenplay)
Cast (in credits order)
Kirk Douglas .... Col. Dax
Ralph Meeker .... Cpl. Philip Paris
Adolphe Menjou .... Gen. George Broulard
George Macready .... Gen. Paul Mireau
Wayne Morris .... Lt. Roget/Singing Man
Richard Anderson .... Maj. Saint-Auban
Joe Turkel .... Pvt. Pierre Arnaud (as Joseph Turkel)
Christiane Kubrick .... German singer (as Susanne
Christian)
Jerry Hausner .... Proprietor of cafe
Peter Capell .... Narrator of opening sequence/Colonel
Judge of court-martial
Emile Meyer .... Father Dupree
Bert Freed .... Sgt. Boulanger
Kem Dibbs .... Pvt. Lejeune
Timothy Carey .... Pvt. Maurice Ferol
Fred Bell .... Shell-shock victim
John Stein .... Capt. Rousseau (Battery Commander)
Harold Benedict .... Capt. Nichols (artillery spotter)
Rest of cast listed alphabetically
Paul Bös .... Maj. Gouderc (uncredited)
Leon Briggs .... Capt. Sancy (uncredited)
Wally Friedrichs .... Col. De Guerville (uncredited)
Halder Hanson .... Doctor (uncredited)
James B. Harris .... Private in the attack (uncredited)
Rolf Kralovitz .... K.P. (uncredited)
Ira Moore .... Capt. Renouart (uncredited)
Marshall Rainer .... Pvt. Duval (uncredited)
Roger Vagnoid .... Cafe owner (uncredited)
Produced by
Kirk Douglas .... producer
James B. Harris .... producer
Stanley Kubrick .... producer
Original Music by
Gerald Fried
Cinematography by
Georg Krause (as George Krause)
Film Editing by
Eva Kroll
Art Direction by
Ludwig Reiber
Costume Design by
Ilse Dubois
Makeup Department
Arthur Schramm .... makeup artist
Production Management
John Pommer .... production manager: USA
Helmut Ringelmann .... unit manager
George von Block .... production manager: Germany
Second Unit Director or Assistant Director
Dixie Sensburg .... assistant director (as D.
Sensburg)
Franz-Josef Spieker .... assistant director (as F.
Spieker)
Hans Stumpf .... assistant director (as H. Stumpf)
Sound Department
Martin Müller .... sound
Special Effects by
Erwin Lange .... special effects
Other crew
Hans Elsinger .... camera grip
Helene Fischer .... assistant editor
Christiane Kubrick .... singer: end title song
Hannes Staudinger .... camera operator
Trudy von Trotha .... script clerk
Baron von Waldenfels .... military advisor (as Baron v.
Waldenfels)
Stanley Kubrick .... additional cinematographer
(uncredited)
TRIVIA
- Director
'Kubrick, Stanley' (qv) met his second wife Christiane
Harlan during filming. Harlan performs the singing at the
end of the film.
- The Swiss Army censored this film until 1970 because it
contains "very much warfare know-how."
- DIRTRADE(Stanley Kubrick): [faces]: Paris, when he's
about to strike Private Arnaud.
- Most of the film, including the scenes of the French
General Headquarters, the soldiers' trial and site of the
executions, was filmed in and around the Schleissheim
Palace, near Munich, (West) Germany. Just beyond this
location is the Dachau Concentration Camp memorial.
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