Stanley Kubrick - I capolavori
Fear
and Desire (1953)
Paura
e desiderio
TRAMA
Quattro soldati di un indeterminato
esercito, si ritrovano in una località indeterminata
dietro le linee di un indefinito nemico, essendo stato
abbattuto il loro aereo. Trovandosi in una foresta,
decidono di costruire una zattera per cercare di
riguadagnare le proprie linee discendendo il fiume. Nella
foresta hanno uno scontro facilmente vittorioso con una
pattuglia nemica. Incontrano poi una ragazza, che legano
a un albero temendo di esserne traditi. Uno dei quattro,
rimasto solo con lei, la uccide mentre tenta di sfuggire
ai tentativi di violenza. Gli altri decidono di dare un
senso alla loro azione uccidendo un generale nemico di
cui hanno per caso localizzato il comando. Uno inscena
un'azione diversiva, gli altri due attaccano; ma prima di
sparare si accorgono con stupore, guardando con il
binocolo che il generale e il suo aiutante hanno i loro
stessi volti. Sparano. Quello che si avvicina per dare il
colpo di grazia al generale, guardando il volto del morto
nota che, come da uno specchio, il suo stesso volto lo
sta osservando con la sua stessa espressione. Infine,
casualmente, la pattuglia si riunisce; freddi, pensosi, i
due protagonisti dell'azione aspettano sulla sponda del
fiume la zattera con i compagni che si avvicinano.
CRITICA
CINEMAPLUS.IT
Nettamente distinto in tre episodi di
uguale durata (circa 20 min. ciascuno), Fear and Desire
propone, con tutti i limiti propri di un'inesperta opera
giovanile, la poetica completa di K. Se il futuro grande
autore non esordisce con una pellicola eccezionale
(peraltro anche il successivo Killer's Kiss non e' un
lavoro memorabile), ciononostante i temi appaiono gia'
estremamente ben delineati, al punto che essi non
subiranno piu' sostanziali mutamenti di prospettiva,
limitandosi K a un loro ossessivo approfondimento e
ampliamento, mediante anche una loro continua
ricollocazione in differenti coordinate spazio-temporali.
Laddove Fellini, Antonioni, Pasolini o Visconti
esordiscono con opere prime sorprendenti, che segnalano
autori gia' fortemente caratterizzati, K, pur tentando
anch'egli fin dall'inizio "l'opera d'arte" alta
e personale seppur travestita da film bellico, approda
pero' a un esito modesto, penalizzato soprattutto dai
dialoghi verbosi e letterari.
Cio' che colpisce, col senno di poi, e' la presenza delle
tematiche fondamentali del suo futuro cinema. Il film
dipinge l'uomo quale pura aggressivita', quale spietata
macchina da guerra: nella prima parte la spinta alla
sopraffazione agisce in relazione alla fame (l'assalto
alla pattuglia nemica, l'appropriarsi del loro
"stufato" dopo averli uccisi); nella seconda
essa agisce in rapporto all'istinto sessuale (la cattura
della ragazza, la tentata violenza, la fuga e la morte
della giovane); nella terza essa si manifesta sia come
ossessione/competizione/ duello (nell'impresa contro il
Generale, Mac sembra dare un senso alla propria
"inutile" esistenza), sia come istinto di
autoconservazione (il furto dell'aereoplano e la
salvezza).
La concezione hobbesiana della vita come lotta senza
quartiere, come guerra di tutti contro tutti esordisce
ora nel cinema di K per rimanervi, radicata e centrale,
fino ad Eyes Wide Shut. Nella astratta foresta, luogo
universale dell'esistere, attraversata da un fiume il cui
scorrere allude all'indifferente passare delle ore e dei
giorni, gli uomini si affrontano decisi a combattere per
soddisfare le proprie pulsioni primarie: la fame
(tematica alla quale l'autore tornera', soprattutto in
2001), il desiderio sessuale (tematica presente in tutti
i film successivi e sviluppata particolarmente
nell'ultima opera), l'istinto aggressivo finalizzato alla
propria autoconservazione ovvero il duello "utile
alla vita" oltre che manifestazione ineludibile
dell'umano spirito di competizione (argomento anch'esso
approfondito costantemente nei lavori successivi, da
Lolita a 2001, da Barry Lyndon a Full Metal Jacket).
L'atteggiamento bellicoso non e' indotto da condizioni
esterne; al contrario esso naturalmente abita nella mente
dell'uomo. La crudelta' esplicita, illustrata freddamente
e non sanzionata da valutazioni moralisiche, determina
fin d'ora la cinica particolarita' di questo poetica: la
visione hobbesiana permea il cinema di K e lo rende un
oggetto "alieno" non solo nell'universo
hollywoodiano, ma in generale, contrastando con il
diffuso umanitarismo prevalente nell'arte filmica. Il
fascino nero dell'opera del cineasta ebreo-americano e'
dovuto in larga parte a questa fondamentale differenza.
Nel simbolico viaggio percorso dalla pattuglia si
delineano personaggi differenti, alcuni meglio
"attrezzati" alla vita, altri piu' incerti: si
delinea così l'altro importante tema del cinema
kubrickiano ovvero il confronto tra i forti e i deboli,
tra coloro cha sanno controllare le proprie passioni e
coloro che ne sono vittime. In tal senso il primo
episodio, crudele e ultraviolento (lo sterminio della
attuglia nemica), mina il carattere del piu' sensibile
dei quattro, Sidney, la cui mente lentamente sprofonda
nella follia nel secondo episodio. Di fronte alla bella
prigioniera il soldato impazzisce, recita frammenti della
Tempesta di Shakespeare, fa la caricatura del Generale
alle prese con un lauto pranzo (cosi' come lo ha recepito
dai discorsi di Mac), tenta di violare la giovane in un
gesto che, piu' che uno stupro, sembra realizzare il
desiderio di un vinto di scomparire, di tornare nel
grembo materno. La sequenza della follia di Sidney
descrive un naufragio esistenziale attraverso un
disordinato ricomparire di frammenti della propria
esperienza che ora riemergono senza logica; e' insomma la
prova generale delle "esplosive" sequenze di
morte che concludono i percorsi di Hal 9000 e di Pyle. In
particolare la follia di Sidney anticipa quella che
termina il percorso esistenziale della sfortunata recluta
di Parris Island.
La prima presenza femminile stabilisce fin d'ora la
marginalita' e la "differenza" della donna nel
cinema kubrickiano; non a caso la giovane non riesce ad
avere nessun tipo di colloquio con i soldati che l'hanno
sequestrata e che la uccideranno. La donna appare al
regista un mondo a parte, oggetto di un interesse
soprattutto sessuale da parte dell'universo maschile
(l'amore e' il grande assente nel cinema kubrickiano). La
lotta per il dominio dell'altro, lotta che si avvera
attraverso le armi proprie di ciascun sesso (la
"forza" contro la "frode", la
violenza contro la simulazione seducente; la ragazza
finge di stare al gioco di Sidney e di acconsentire a
soddisfarlo, per poter raggiungere il proprio obiettivo:
la fuga; in The Killing e in Lolita troveremo
comportamenti simili), appare l'unico modo di
interrelazione anche tra uomo e donna (sotto tale aspetto
il cinema di K e' assai vicino a quello di Fassbinder).
Solo nel tredicesimo e ultimo film K tentera' un'analisi
piu' sfaccettata dei rapporti tra i due sessi, mettendo
in scena un'impegnativa galleria di figure femminili.
Nel momento culminante della sequenza tra Sidney e la
ragazza la colonna sonora commenta con un disegno
musicale basata su un drammatico continuum sonoro in cui
compaiono sinistri glissati degli archi e degli ottoni
modellati sulla scrittura di Bela Bartok: il futuro
ricorso alla Musica per strumenti a corde, celesta e
percussioni (Shining) e' qui anticipato.
Fear e' soprattutto uno schizzo preparatorio per Full
Metal Jacket: da un lato i deboli Sydney e Pyle
soccombono e scompaiono dal film nella prima parte (ai
due terzi in Fear; dopo solo un terzo della narrazione in
Full); dall'altro il finale per entrambe le pellicole e'
costituito da un assalto a un edificio, assalto durante
il quale i protagonisti fanno un salto
"evolutivo". In questo ultimo episodio, anche
l'ultraviolento Mac si rivela un personaggio debole,
prigioniero della propria ossessione; come altri futuri
personaggi kubrickiani (il generale Mireau [Paths], il
generale Ripper [Dr. Strangelove], Alex) Mac non sa
controllare la propria energia aggressiva, ne e' anzi
dominato e soccombe in una sorta di suicidio determinato
dalla propria nullita' esistenziale di cui e' prova il
lungo, sconnesso delirio verbale che prelude alla sua
uscita di scena. Al contrario il tenente Corby e Fletcher
compiranno in silenzio la loro missione di morte e
riusciranno a fuggire. Non solo. Corby si accorgera' che
il Generale che ha ucciso ha il suo stesso volto: in
quello sguardo stupefatto che accompagna la morte del suo
sosia, Corby scopre l'universalita' del Male e la
costrizione dell'esistenza intesa come biologica
sottomissione a istinti di morte. E' una scoperta gia'
adombrata nei dialoghi del Generale con il suo aiutante,
laddove il primo, come distrutto da unapatia
mortale, afferma di sentirsi come "in trappola"
nel proprio ruolo di spacciatore di morte ("io
preparo la tomba degli altri"). E' un personaggio
provato, stanco, che invoca la morte che entro breve lo
afferrera'; il suo destino e' ancora una volta dettato
dalla debolezza, dalla sua incapacita' di dominare la
durezza della vita (si veda in tal senso il mirabile
finale di Barry Lyndon, scontro anch'esso tra un
personaggio logorato, Barry, ed uno carico di
aggressivita', lord Bullingdon).
Invece le battute finali dei due sopravvissuti parlano di
una metamorfosi decisiva e liberatoria, di un essersi
spinti oltre, in un territorio prima inesplorato ed ora
acquisito per sempre (Fletcher : "sono contento in
un certo senso. E mi sento di colpo cosi' libero"),
anticipando cosi' le folgoranti affermazioni conclusive
di Joker ("Vivo in un mondo di merda ma sono vivo. E
non ho piu' paura"). La desolata nenia del folle
shakesperiano Sydney, epilogo piuttosto accademico,
verra' sostituita allora dallo spavaldo inno a Topolino,
intonato sul fondale di un cielo rossastro.
Lo sguardo stupefatto tra Corby ed il suo sosia pone in
atto un salto "evolutivo": in quello sguardo e'
gia' presente
TEMPI MODERNI.COM
Diecimila dollari racimolati tra parenti e
amici (ma il film ne costerà poi quasi 40 mila, per
imprevisti nella post-sincronizzazione) servono a
finanziare il primo lungometraggio a soggetto, Fear and
Desire, nel 1953. Certo anch'esso preistorico
(oggi è quasi impossibile vederlo, perfino negli Stati
Uniti, dato che le poche copie esistenti sono in mano di
privati), era odiato dallo stesso regista per le
pretenziosità, le carenze drammatiche, l'approssimazione
tecnica e la falsa poeticità dei dialoghi.
Come già nei corti, anche in questo primo lungometraggio
Kubrick fa quasi tutto da solo, dalla fotografia al
montaggio alla registrazione del suono. La dilettantesca
e astratta originalità del soggetto non elimina un dato
oggettivo di fondo: è un film di guerra.
Dunque un film di guerra, ma anche un film fantastico,
nella riproposta del mito e del doppio. Dice la voce
fuori campo: "C'è la guerra in questa foresta; non
una guerra che è stata già combattuta, né una che lo
sarà in futuro, ma una qualsiasi guerra. E i nemici che
lottano qui tra loro non esistono a meno che noi non li
facciamo esistere
Solo le forme sempre uguali della
paura, del dubbio e della morte, provengono dal nostro
mondo. I soldati che vedete parlano la nostra lingua e
sembrano nostri contemporanei, ma il loro solo paese è
la mente". Le prime parole del primo cinema di
Kubrick, quelle del primo tra i molti narratori
fuoricampo kubrickiani, introducono pesantemente
l'allegoria e i suoi simboli ma segnalano anche che un
paese c'è, che vuole essere ben concreto (anzi ci
crescono gli alberi): è la mente umana. Se il film è
probabilmente maldestro, il suo soggetto, fa pensare
all'onirismo di uno dei romanzi che Kubrick amava di più
e che da tempo sognava di portare sullo schermo; la
Traumnovelle di Schnitzler. Come punto di partenza è
significativa la scelta del soggetto, nonostante le apparenze,
non sarà molto dissimile dal meccanismo che produrrà
Orizzonti di gloria.
LOCATIONS
Although set in an unnamed foreign land, the action was
filmed in the San Gabriel Mountains near Los Angeles.
There are also references to a Boy Scout Camp here, a
river near Bakersfield and woodland in Azuga also near
Los Angeles.
FULL
CAST AND CREW
Directed
by
Stanley Kubrick
Writing credits
Stanley Kubrick
Howard Sackler
Cast (in credits order)
Frank Silvera .... Sgt. Mac
Kenneth Harp .... Lt. Corby/enemy general
Paul Mazursky .... Pvt. Sidney
Stephen Coit .... Pvt. Fletcher (aide-de-camp) (as Steve
Coit)
Virginia Leith .... Young Girl
David Allen .... Narrator
Produced by
Bob Dierks .... production director
Stanley Kubrick .... producer
Martin Perveler .... associate producer
Original Music by
Gerald Fried
Cinematography by
Stanley Kubrick
Film Editing by
Stanley Kubrick
Art Direction by
Herbert Lebowitz
Makeup Department
Chet Fabian .... makeup artist
Other crew
Barney Ettengoff .... title designer
Steve Hahn .... direction assistant
Toba Kubrick .... dialogue director
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