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Il film si divide in due
ambienti: il castello, dove il generale Boulard e il
generale Mireau discutono, mangiando e passeggiando,
della conquista del Formicaio, una roccaforte
tedesca da espugnare; e la trincea francese, polverosa,
stretta, ultimo limite ai bordi di una landa desertica.
Il Formicaio in questione, lobiettivo
da conquistare, è un luogo astratto, non lo vedremo mai;
strategicamente non è importante, ma la conquista serve
al generale Mireau a fare carriera.
I vertici militari risiedono in un castello. I due
generali, nel loro primo incontro, passeggiano in tondo
in una stanza enorme, che Kubrick riprende sottolineando
la profondità di campo; i due, in un complesso piano
sequenza, girano intorno ad una fioriera, giocano ad
inseguirsi Boulard chiede a Mireau di sacrificare
i suoi uomini per una conquista non indispensabile
promettendogli in cambio una promozione, Mireau non
accetta; poi, camminando a braccetto, compiono due giri
per la stanza e quando tornano a sedersi Mireau ha
cambiato idea e si dimostra entusiasta dellimpresa
disperata mentre Boulard frena lentusiasmo dicendo
che la missione è pericolosa; il piano sequenza semi
circolare ha seguito il ribaltamento dei discorsi dei due
generali.
Lesterno del castello è un giardino del
diciottesimo secolo (che richiama alla mente i futuri
giardini di Barry Lyndon e di The Shining); un giardino
governato da una geometria assoluta, metafora del dominio
delluomo sulla natura e sul caso, roccaforte della
razionalità e quintessenza dellordine militare. Di
fatto, in questo giardino avverrà la vera celebrazione
del rito della guerra, del suo ordine imprescindibile
(onore, coraggio, valore), cioè la fucilazione dei
soldati vigliacchi colpevoli di non essere
morti in battaglia.
Al giardino fa da contrappunto la trincea: un groviglio
di sentieri di guerra dove i soldati si restano in attesa
che qualcosa accada.
La macchina da presa si muove lungo la trincea con un
carrello allindietro: è come se Kubrick volesse
segnare un solco. Lungo il solco cammina il generale
Mireau quando passa in rassegna i soldati, cammina poi il
colonnello Dax per raggiungere la sua postazione, e
procede Kubrick nel mostrare i soldati fermi, inerti.
Dal solco bisogna uscire per attaccare il nemico. Fuori
dal solco esplodono le bombe (unica manifestazione della
presenza del Nemico). Uscire dal quella linea
scavata vuol dire compiere limpresa suicida,
seguire la folle geometria del generale (che
sa benissimo che lattacco al formicaio
è disperato perché la posizione della trincea è
svantaggiosa), che è disposto a sacrificare i suoi
uomini senza tanti problemi.
Il solco è la linea della logica spietata del generale,
che conduce direttamente alla morte.
Lo stesso carrello allindietro che si muove lungo
la trincea, accompagna poi i tre soldati prescelti al
plotone di esecuzione nel guardino del castello.
Fuori dalla trincea cè il deserto, rocce, polvere,
sassi, vento, pozzanghere. Il binocolo di Mireau svela un
paesaggio lunare, irreale; il breve assalto dei soldati
mostra una terra di nessuno fatta di crateri e di filo
spinato. Non cè nessuno orizzonte.
Il Formicaio, la roccaforte del nemico
tedesco, è un punto lontano, teorico, astratto come
lobiettivo da colpire con la bomba in Dr.
Strangelove.
Kubrick mescola le carte in gioco: il nemico non è il
tedesco. Il nemico di Mireau è il suo battaglione che lo
ha disonorato e che lui fa fucilare, il nemico dei
soldati è il generale che li condanna a morte; il nemico
del colonnello Dax è Mireau; i nemico di Mireau e dei
soldati è il generale Boulard che lo ha incastrato in
una missione suicida.
Il nemico è allinterno. Lunico tedesco che
vediamo è la ragazza che alla fine del film canta in
unosteria, davanti ai soldati, una canzone in
tedesco, che tutti, commossi, si mettono a canticchiare
pur non conoscendo le parole.
Il film dimostra la perfetta padronanza tecnica di
Kubrick. La sala del castello viene ripresa con
unangolazione che mostra la profondità di campo e
che mette in campo medio i generali; sullo sfondo si vede
la luce accecante delle enormi finestre e,
dallangolazione opposta, un grande quadro alla
parete. La macchina da presa si muove molto liberamente,
con carrelli semi-circolari, panoramiche e piani sequenza
apparentemente superflui, a disegnare una strategia
mentale tra i due interlocutori, poiché è tra i
generali che avviene veramente una battaglia.
La trincea è mostrata con lunghe carrellate
allindietro o in avanti, solo un dolly, raramente,
si affaccia a mostrare un deserto sconsolante. Il nemico
non cè, lunico morto nella missione notturna
sarà un soldato ucciso erroneamente dalla bomba lanciata
dal suo sergente.
La larga spazialità del salone del castello è il vero
campo di battaglia, con una profondità e un
orizzonte che mancano alla trincea, la quale,
stretta e profonda, non invece ha nessuna prospettiva.
Così come il giardino del castello, nella sequenza
iniziale (larrivo dellautomobile di Boulard)
e nella sequenza della fucilazione, è ripreso in campo
lungo, con un dolly dallalto, una tecnica che
sarebbe stata più ovvia per riprendere il campo di
battaglia.
Kubrick gioca a ribaltare i luoghi.
Da notare che i generali camminano incessantemente,
mentre i soldati non si muovono mai.
Il generale Boulard riceverà il colonnello Dax durante
un ballo. Kubrick lo inquadra mentre volteggia tra le
dame: metafora del suo ruolo nel film, poiché è lui a
mettere in ballo tutto, a sfidare Mireau, a provocare il
casus belli; è Boulard, così calmo e pacato, il
rappresentante della logica militare; il ballo è
unallegoria dei giochi di ruolo, degli scambi,
della vera strategia di guerra dei comandanti.
Il generale Mireau, invece, passeggia per la sua stanza,
cammina lungo la trincea e, quando prova a scendere a
patti con il colonnello Dax, sale una lunga scalinata
fino in cima (metafora del suo desiderio fare carriera,
di scalare): è un personaggio in movimento, deciso ad
andare sempre avanti, che misura le distanze, ma che si
trova in una situazione instabile, di transizione (deve
avanzare di grado e invece verrà inquisito).
Il colonnello Dax e i suoi soldati sono invece statici;
non vengono quasi mai ripresi in movimento, ma sempre
fermi a parlare, mentre si vanno a coricare.
In una scena, il colonnello Dax si toglie gli stivali a
letto mentre incarica un suo ufficiale di capitanare il
plotone desecuzione: togliersi gli stivali sta a
significare il togliersi dai piedi una brutta faccenda,
una sorta di resa momentanea, ma non sarà così,
sappiamo, e quindi quel gesto allude anche ad un cambio
di strategia dattacco, poiché Dax colpirà Mireau
in punta di piedi e non platealmente, portando la
documentazione del folle comando di Mireau (lordine
di sparare sui propri uomini per incitarli ad uscire
dalla trincea) al generale Boulard proprio mentre questi
sta al ballo. Ballo strategico al quale, da quel momento,
partecipa anche Dax.
Quando, alla fine del film, Mireau viene incriminato, sta
mangiando, nel salone, con Boulard: il suo superiore lo
ha incastrato, lo sta letteralmente
divorando, gli offre un ultimo pasto, e
chiede a Dax di sostituirlo, di diventare generale, di
unirsi a lui a tavola. Dax rifiuta, e verrà degradato.
Lultima scena del film mostra i soldati seduti in
unosteria, commossi dallascolto di una
canzone tedesca cantata da una ragazza spaurita.
La
sequenza è visivamente contrapposta a quella del ballo
del generale: lì cera il movimento, la strategia
di guerra (il valzer), qui ora cè la staticità
dei soldati, seduti, immobili, intenti ad ascoltare e a
canticchiare a bocca chiusa il canto popolare del nemico,
spaurito e impotente come loro.
Aldilà dellantimilitarismo e dellimpatto
emotivo del film, loperazione di Kubrick risulta
notevole soprattutto per la matura scelta linguistica: la
suddivisone del film in blocchi narrativi separati
segnati da ambienti nettamente contrapposti. La tecnica
di ripresa è un elemento espressivo e non narrativo: il
carrello allindietro di cui sopra si è detto, non
narra, ma sottolinea la similarità della trincea con il
giardino del castello.
Il dolly ( il movimento a salire o a scendere della
macchina da presa) inserito non in battaglia, ma nel
giardino, segna uno spostamento semantico.
I movimenti dei personaggi non raccontano la loro
psicologia, ma il ruolo che ricoprono allinterno di
un gioco.
Perché non è la guerra il sottotesto reale del film, ma
il gioco. Il gioco inteso come allegoria
dellazione, strategia del dominio.
Il castello è il simbolo dellIo
che vuole dominare il reale;
Il giardino è lhortus conclusus,
il mondo ricreato in piccolo, teorico (come nella prima
parte di Full Metal Jacket), un mondo simulato,
ordinato, dominato dalla razionalità.
La trincea è il solco tracciato dalla
strategia, è la mappa disegnata dallIo per
ordinare il caos del mondo, ovvero il deserto
che sconfina oltre la trincea.
Il vero nemico è il caos, la realtà
come entità non dominabile, non governabile, che
contamina i soldati, la zona franca dove non
arrivano gli ordini.
La trincea è quellultimo solco che separa il
pensiero dallazione. |