Stanley Kubrick - Analisi
Nel
suo genio il soffio di Dio
Dopo la morte di Kubrick parla il grande regista Ermanno
Olmi
dal quotidiano "IL
TEMPO" di Roma - 9 marzo 1999
"Il grande artista
dilata e accentua le capacità date all'uomo. Abbiamo
tutti la possibilità di vivere pienamente l'esistenza.
Molti rinunciano, per prudenza. Kubrick, fino all'ultimo,
ha vissuto da curioso"
"C'è chi lo ha
criticato per la scelta di isolarsi. Ma lui era come un
uomo innamorato, voleva coltivare il cinema in forma
esclusiva. A volte tutte le altre cose somigliano a un
inutile orpello"
ROMA - La capacità
d'intelligenza di comprensione e di curiosità verso il
mondo è forse prova d'un soffio divino? Ce lo si chiede
sempre, quando muore un genio. Tutti ce lo siamo chiesti
dopo la morte dell'indimenticabile Kubrick, regista
allucinato eppure squisitamente poetico nell'inventare
visionarie scene di violenza dove il male diviene
simbolo, pulsione, forza naturale. Il regista morto in
Inghilterra lontano dal riflettori era appunto, secondo
molti, un genio. Ma che cosa si intende per genio? E dove
finisce il genio, dove rimane la "normalità"?
Lo abbiamo chiesto a un regista eccellente e audace come
Ermanno Olmi, che dalla quiete di Asiago tenta di
rispondere, o almeno di spiegare i dubbi che anch'egli si
trova ad avere riguardo le vicende della vita.
Maestro Olmi, a
suo avviso Kubrick era un ottimo regista oppure un genio?
"Domanda difficile, perché è opera ardua
il tentativo di misurare la genialità. Tuttavia, lui era
un mago dell'espressione in immagini. Le sue immagini
parlavano e parlano così come parla la scrittura. Ecco,
lui riprendeva, ma era come scrivesse".
E quindi il
genio.
"Si. credo che Kubrick porti con sé un
forte sospetto di genialità, un sospetto che diviene
sempre più certezza".
Ma chi è il
genio, maestro Olmi? Quali caratteristiche deve avere?
"A parte i casi di malattie mentali,
l'essere umano ha una certa capacità d'intelligere.
Ecco, genio è colui che usa questa capacità
dilatandola. Se è vero che l'uomo è espressione divina,
la marcia verso la genialità è in un certo senso anche
dimostrazione ulteriore dell'esistenza di Dio".
Ora tanti ne
parlano, con maggiore o minore misura Le autorità se ne
impossessano, così come se ne impossessano le forze
politiche. Lei quale qualità ricorda di Kubrick?
"La curiosità. L'essere umano è stato
esposto nei millenni e soprattutto nelle ultime
generazioni a una terribile tentazione, a un peccato
supremo: vivere con prudenza, non rischiare, attendere
gli eventi. Gesù invece era audace. Gli artisti hanno la
sete della curiosità, della conoscenza. Molti uomini
sprecano la vita per timore: è il più stupido degli
errori. La vita va vissuta, non sprecata. La vita è un
dono grande, una grande occasione. ma pochi lo
capiscono".
E dal punto di
vista tecnico qual è stato il maggior pregio del regista
scomparso? Il cinema è talento, ma è anche padronanza
degli strumenti tecnici, degli effetti, delle
suggestioni.
"Una maestria assoluta, una padronanza dei
mezzo enorme. Anche nelle scene più enfatiche, più
visionarie, c'era una meticolosa cura per i particolari.
Dote, questa, non comune".
Genio si nasce o
si diventa?
"Non è possibile rispondere con certezza,
e io queste certezze non le ho. Credo, in via generale,
che per diventare genio occorra un buon Dna ma anche una
applicazione da coltivare sempre. Kubrick aveva
un'intelligenza ossessiva, quasi di tipo nevrotico".
Un genio pazzo,
insomma
"Sì, direi proprio di sì. In lui è stata
spesso evidente un'attenzione morbosa a certi fenomeni.
alla violenza vissuta come esplosione dell'inevitabilità
della follia. "Arancia meccanica" non è il suo
film che preferivo. Eppure lì la violenza viene
descritta con grande lucidità e con una certa
disincantata preveggenza sul tipo di società che il
futuro, cioè i giorni nostri, avrebbe prodotto. La
violenza gratuita, per il gusto dl fare del male".
Ci sono modi
diversi di vivere. Gli artisti vanno avviandosi sempre
più verso lintroversione. Fatte le dovute
proporzioni, un grande della musica come Lucio Battisti
viveva isolato. Un grandissimo dei cinema, come Kubrick,
si era ritirato nella campagna della periferia londinese.
Perché? Perché rifiutare le domande del giornali? Sono
troppo cretini i giornalisti oppure troppo presuntuosi
gli artisti?
"Né l'una né l'altra cosa.
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