Stanley Kubrick - Analisi
Full
Metal Jacket
di
Francesco Patrizi
Full Metal Jacket
presenta dei piani di lettura differenti, stratificati,
che varino dall'analisi testuale del plot narrativo al
dispiegarsi di un tessuto visivo significante. E' forse
più interessante addentrarsi in una critica delle
immagini perché è lì che il lavoro di Kubrick trova la
sua più profonda raison d'e tre. Ai due blocchi
narrativi del film, l'addestramento nella caserma e la
guerra, corrispondono due precise scelte stilistiche.
La parte della caserma è filmata seguendo un ordine
geometrico, la macchina da presa disegna delle linee, i
movimenti, quasi esclusivamente delle carrellate,
rimandano ad un'idea di Logica. Tutto si svolge
all'interno dell'inquadratura, il fuori campo viene
"assimilato" come logico proseguimento della
scena L'inquadratura risponde ad una vera e propria forza
centripeta, tuffo si attrae secondo un disegno
prestabilito, tutto si finalizza; in altre parole, ogni
inquadratura afferma l'esistenza di un Ordine, non esiste
perciò fuori campo che sia rovesciamento, incognita,
alterità. Sia per il riscontro narrativo (la caserma,
l'ordine, la disciplina) sia per la costruzione
geometrica del blocco plastico, la prima parte del film
tende verso il concetto di Assoluto.
La seconda parte (la guerra) è contrassegnata da riprese
girate con la macchina amano, riprese esitanti,
traballanti, che danno a volte un senso di incertezza, di
precarietà.
L'inquadratura, il più delle volte, mostra macerie,
palazzi sventrati, scorci, frammenti. In altre parole, il
Disordine. L'inquadratura viene sottoposta ad una forza
centrifuga, la scena si relativizza in funzione del fuori
campo: ciò che non si trova nell'inquadratura è una
minaccia invisibile. Assistiamo ad una perdita delle
coordinate spaziali, una perdita del centro.
Dall'Assoluto passiamo così al Relativo. Potremmo
aggiungere: dalla Teoria alla Pratica. Dove la Teoria è
la volontà di "assolutizzare", di ricondurre
tuffo ad una logica, ad una disciplina; e dove la Pratica
segna il passaggio all'agire storico.
Non bisogna dimenticare che sul film regna la figura del
Conflitto, che ci rimanda ad un tema ricorrente nel
cinema di Kubrick, al movimento Spirito/materia/Azione.
Come in Shining, il momento dello svolgimento dell'Azione
coincide con il corto circuito della Logica. Come in
Barry Lyndon, la progettualità è un'ambizione destinata
al fallimento. L'idea dell'ordine, in altre parole, deve
affrontare la problematica dell'Azione.
La figura del conflitto va dunque letta come elemento che
mette in rapporto dialettico i blocchi narrativi e
figurativi di Full Metal Racket. L'esito del discorso non
è però una semplice riflessione sulla guerra; è
un'analisi, affidata esclusivamente alle immagini e al
loro contrasto con il testo, sulla Morte e sul fuori
campo.
La Morte, nella prima parte del film, è contemplata come
un evento logico, un esito dell'azione di guerra; è una
Morte "controllata", provocata, finalizzata. In
altre parole, è uno strumento, ha un valore.
Ma la prima parte del film è una simulazione della vita,
della guerra, dell'azione, è quella ricerca
dell'Assoluto di cui si è detto. Un Assoluto che
presenta però dei limiti interni, dei paradossi, nella
figura di Jocker e il quella di Palla di Lardo. Durante
l'addestramento, Jocker entra sì nell'Ordine, ma non
rinuncia alla propria ironia; e l'ironia è la capacità
di relativizzare. Palla di Lardo mostra invece, con il
suicidio, come la volontà di disciplina e di ordine si
regga su un inconscio desiderio di distruzione; si veda a
questo proposito l'eclatante comportamento del sergente
prima che Palla di Lardo gli spari nel cesso, e come il
suo insistere nel dare ordini a una recluta ormai
impazzita nasconda un cupio dissolvi, un represso
desiderio di morte. Abbiamo quindi un occhio che
relativizza all'interno della logica dell'Assoluto e un
impulso alla distruzione nel disegno dell'Ordine.
Questi elementi, ad un livello figurativo, si intersecano
a chiasmo, ovvero un desiderio di distruzione (e di
autodistruzione) serpeggia nella prima parte, più che
nella seconda; l'idea di relatività regge l'impalcatura
visiva della parte della guerra. La Morte rimane sempre
il referente a cui tutto si richiama.
Non dimentichiamo che Jocker non impugna un'arma, ma una
macchina fotografica; il suo compito è quello di fare un
reportage, mostrare la Morte, classificarla come
notizia, catalogarla in un ordine, coglierla come
documento. Jockey non è quindi destinato all'Azione, ma
alla Visione, tema che si ritroverà poi in Eyes Wide
Shut. Durante la seconda parte del film, invece, la Morte
si nasconde ovunque, non è visibile, Jocker non riesce a
fotografarla. Si veda la sequenza finale con il cecchino
invisibile che rende pienamente la perdita del centro e
il discorso sul fuori campo assoluto. Il fatto poi che il
cecchino sia la prostituta con cui i soldati hanno fatto
sesso, ci richiama ad un discorso sul rapporto intrinseco
di eros e morte che sarebbe interessante affrontare in
un'altra occasione. La Morte, dunque, è tutto ciò che
non rientra nell'inquadratura e che la relativizza,
trasformandola in frammento di visione. Quando si
affrontano i temi dell'opera di Kubrick, non bisogna mai
perdere di vista il referente "cinema". In Full
Metal Jacket l'Ordine e la Morte sono categorie riferite
all'occhio, all'atto di visione e non alla politica o
alla sociologia.
La Morte come perdita del centro è un discorso che si
riallaccia a precise correnti del pensiero contemporaneo;
Kubrick ne fa un discorso affrontato attraverso lo stile,
attraverso il cinema nella sua essenza originale,
attraverso le immagini. In conclusione, si potrebbe
inquadrare Full Metal Jacket come una riflessione sulla
Morte come evento sfuggevole, come valore impossibile,
come fuori campo insopprimibile.
ALCUNE ANALOGIE TRA FULL METAL JACKET E SHINING
Sempre attenendoci ad un'analisi dell'immagine e
di uno stile "significante", è possibile
ravvisare importanti richiami tra Full Metal Jacket e
Shining. Anche il discorso visivo di Shining è impostato
su due piani stilistici antitetici: la fissità e la
perdita del centro. Lunghe inquadrature fisse, dove il
fuori campo è annullato da una forza centripeta, si
alternano e si intersecano a veloci e improvvise riprese
a mano con la steadycam. L'Overlook Hotel si presenta
quindi come spazio "noto" nelle ampie scene
fisse e come spazio "ignoto" reinventato e
esplorato dalla steadycam. Il fuori campo acquista
significato nelle sequenze del bambino sul triciclo; quel
continuo svoltare gli angoli del corridoio costruisce,
inventa, un fuori campo che, nella seconda parte del mm,
si rivela carico di pericolo, di minaccia, di morte.
Con il procedere della storia, l'inquadratura perde il
centro, il movimento di macchina perde l'asse di
rotazione, le coordinate spaziali si confondono (fino a
sfociare nel labirinto finale), mentre sul piano
narrativo prende forma la figura del conflitto. Nella
mente di Jack Nicholson si configura l'idea di un
"piano di guerra", di una strategia per
uccidere i suoi familiari. C'è poi il momento del
passaggio dalla teoria all'azione e qui scatta il corto
circuito del pensiero L'azione non giungerà mai al
termine. E il discorso rimanda anche a EyesWide Shut.
Si può dire che Kubrick concepisce la struttura dei suoi
film essenzialmente come contrapposizione tra una
tendenza accentratrice, geometrica, logica
dell'inquadratura, e la tendenza opposta. D'altra parte
anche Barry Lyndon si struttura sulla scoperta
progressiva dello spazio attraverso lenti zoom
all'indietro, quindi con la macchina da presa fissa che
allarga, restando sull'asse, l'immagine, e passa a delle
riprese a mano di battaglie, di litigi, di duelli (quindi
sempre in concomitanza con l'emergere di un conflitto!),
con una progressiva perdita del centro.
Anche se bisogna aggiungere che l'analisi dell'immagine
in Barry Lyndon si lega ad un discorso diverso sulla luce
e sul buio, sulla totalità e sulla parzialità della
visione. Il pensiero di Kubrick non va cercato nel
trattamento della storia, nelle tematiche e nella
morfologia del racconto; lelemento che lega e tiene
unita una filmografia così eclettica è lo stile, solo
lo stile. Tutto Kubrick è lì.
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