Stanley Kubrick - Analisi
Full
Metal Jacket
di
Gianfranco Massetti
Il racconto del film si
svolge secondo una simmetria speculare: la prima parte ci
narra del progressivo abbrutimento che spingerà al
suicidio una delle reclute, il soldato Lawrence; la
seconda parte amplifica, invece, il significato di questo
suicidio sotto il punto di vista dei comportamenti
collettivi. Il primo tempo è ambientato a Parris Island,
presso il centro di addestramento reclute dei marines
degli Stati Uniti, nella Carolina del sud. Qui le giovani
reclute sono affidate ad un sergente istruttore, il quale
le sottopone, durante il corso, a delle brutali punizioni
e ad umiliazioni di ogni sorta. Dal suo arrivo in
caserma, il soldato Lawrence, la cui pinguedine lo rende
effeminato e ne limita i movimenti, risulta uno dei
principali bersagli delle angherie del sergente. Il
poveretto suscita al suo aguzzino un'antipatia
epidermica: al sergente non piace il patronimico della
recluta, in quanto, stando alle sue affermazioni, si
tratterebbe del nome di un casato nobile, e per di più
troppo effeminato per un marines degli Stati Uniti. Perciò,
dopo aver chiesto per celia alla recluta se per caso non
sia una "checca" (è la parola testuale), gli
affibbierà come soprannome il titolo ingiurioso di
"palla di lardo".
Kubrick ci presenta il corpo dei marines degli Stati
Uniti come un "corpo mistico" e descrive
l'addestramento militare come una sorta di "rito di
passaggio" maschile, dove il rapporto con l'altro
sesso, o con il sesso tout court, si sublima nel culto
atavico delle armi. Le oscenità del linguaggio ed il
disprezzo della donna rappresentano, in tale contesto, un
permanente esorcismo nei confronti di tutto ciò che è
femminile e nei confronti di ogni latente residuo di
devianza sessuale; devianza che tuttavia rimane implicita
nella proiezione emotiva di quell'unica forma di
solidarietà umana che vediamo qui sopravvivere: l'idea
di cameratismo.
All'inizio del corso, il sergente dichiara che tutte le
reclute subiranno il medesimo trattamento, a prescindere
da qualsiasi discriminante di religione, nazionalità o
razza, secondo i principi di una concezione egualitaria
incapace di cogliere le differenze, e pertanto orientata
verso il mantenimento delle diseguaglianze di fatto. E'
in direzione della polemica nei confronti di questo
presunto egualitarismo che il regista conduce perciò
all'esasperazione i principi di un dualismo ontologico
che riporta l'origine di tutte le diversità alla
radicale diversità che esiste tra uomo e donna, e cioè
tra i due opposti atteggiamenti di aggressività e
sottomissione.
Per Kubrick, la metafora di questa diversità si riassume
nella figura patetica di Leonard Lawrence ("palla di
lardo"), il cui patronimico assume delle valenze
simboliche che ci rimandano alla personalità di Lawrence
d'Arabia (presunto figlio illegittimo di un lord inglese)
ed a quella di Leonardo da Vinci: l'uno a causa della sua
omosessualità e l'altro a causa del suo marcato
mancinismo, caratteristiche forme di
"devianza", che peraltro troviamo abbinate da
Sigmund Freud nel noto saggio dedicato a Leonardo, il
quale costituisce probabilmente per Kubrick un punto di
riferimento.
Ma ritorniamo al personaggio del film. A prescindere
dalla mole che lo rende goffo e impacciato, ciò che
impedisce a Lawrence di essere agile è un fattore di
tipo costituzionale, che risiede nella mancanza di
coordinazione, in quanto risulta incapace di distinguere
la destra dalla sinistra. Si nota molto bene soprattutto
in due scene del primo tempo, quando Lawrence deve
marciare con il fucile in spalla o quando deve infilare i
lacci agli anfibi. Per punire i suoi errori, il sergente
lo farà marciare in mutande, il fucile in spalla a
rovescio ed il pollice in bocca, come se si trattasse di
un bambino che non ha ancora acquisito la consapevolezza
della propria "lateralizzazione".
Topolin
Per Kubrick, il probabile quadro di riferimento
è questa volta quello delle ricerche neurofisiologiche
che negli anni sessanta e settanta hanno studiato i
meccanismi chimico-fisiologici dei comportamenti
aggressivi, mettendoli in rapporto con la progressiva
specializzazione degli emisferi celebrali. In questa
chiave, il razionalismo scientifico ed il conseguente
sviluppo tecnologico dell'occidente sarebbero stati
veicolati dallo sviluppo delle funzioni dell'emisfero
celebrale sinistro, responsabile della progressiva
"lateralizzazione" della parte destra del corpo
e dello sviluppo dei comportamenti aggressivi. Un veicolo
di queste tesi in versione cinematografica, e pertanto
facilmente fruibile da Kubrick, potrebbe essere stato il
film di Alain Resnais "Mon oncle d'Amérique",
nato all'inizio degli anni ottanta grazie alla
collaborazione col regista francese da parte del
neurofisiologo Henri Laborit.
Ma ritorniamo alle sequenze del film di Kubrick.
Lawrence, nonostante le continue angherie
dell'istruttore, che gli scatena contro gli stessi
compagni di camerata, riesce a superare le dure prove
dell'addestramento e a diventare, grazie alla sua mira
infallibile, il tiratore scelto della compagnia.
Tuttavia, l'equilibrio mentale di "palla di
lardo" è a tal punto compromesso dai tanti fattori
che hanno contribuito a destabilizzare la sua personalità
che, a conclusione della prima parte del film, dopo aver
ammazzato il sergente con una scarica di pallottole
"full metal jacket", si ucciderà sua volta
sotto gli occhi di Joker. L'inizio del secondo tempo
coincide con la rievocazione dell'offensiva del têt,
sferrata dall'esercito nord vietnamita durante la festa
del capodanno lunare del 1968, ricordato nel film come
"l'anno della scimmia". Joker che è inviato al
fronte come corrispondente di guerra mostra nei confronti
delle vicende belliche una coscienza critica di graduale
rifiuto, che si esprime attraverso una serie di
comportamenti "schizofrenici", come ad esempio
quello di portare una spilla col distintivo dei pacifisti
e di recare allo stesso tempo sull'elmetto la scritta
"born to kill", ovvero: "nato per
uccidere".
Di fronte ad un colonnello che gli
domanda una spiegazione di questo fatto, Joker si
giustifica appellandosi alla teoria junghiana della
"fondamentale ambiguità dell'essere umano", già
argomento di una precedente riflessione che verteva
intorno al significato cosmico del simbolismo dello
yin-yang, come sintesi allegorica di tutti i contrari. In
questo caso: maschio-femmina, destra-sinistra, razionalità-intuizione,
aggressività-sottomissione, guerra-pace,
occidente-oriente.
Le sequenze conclusive di Full Metal Jacket mostrano agli
spettatori l'evacuazione delle truppe americane dalla
città di Huè, rasa al suolo dai bombardamenti. Viene
qui riproposta, con la stessa dinamica, ma sul piano dei
comportamenti collettivi, la tragedia che nelle sequenze
del primo tempo si era già inesorabilmente consumata con
Lawrence. Joker si trova assieme ad una pattuglia di
soldati statunitensi che, dopo aver perso l'orientamento,
s'imbattono in un cecchino vietnamita. Due di loro sono
uccisi, ma i superstiti, una volta riusciti a snidare il
nemico, scoprono che si tratta di una giovane
guerrigliera. Ferita in modo grave, la ragazza viene
finita da Joker con un colpo di pistola, ed è a questo
punto che Joker e i suoi compagni prendono forse
coscienza del fatto che, con l'uccisione di questa
ragazza, è come se avessero ucciso una parte di se
stessi. Il film si avvia, in tal modo, verso la finale
"enantiodromia" (per usare un termine junghiano
ricavato dalla filosofia di Eraclito): la donna
considerata tradizionalmente come fonte di vita, a causa
della maternità, si è appropriata, in questo caso, di
uno strumento di morte per recare lo sterminio tra i suoi
nemici. Mentre i soldati si allontanano dalla città in
fiamme intonano malinconici la canzone di
"Topolin": catartico desiderio di regressione
verso il mondo della propria infanzia.
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