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Che fine
ha fatto l'astronauta Bowman, protagonista del celebre
film di Kubrick?
L'astronauta David
Bowman attraversò un universo pieno di luci accecanti e
si ritrovò al centro dell'enigma. All'improvviso intorno
a lui ci fu silenzio, rotto soltanto dal suo respiro
affaticato. Con passo pesante, ostacolato dalla tuta
spaziale, entrò in una camera dai mobili in stile Luigi
XVI, e là avvenne l'incredibile. Il tempo impazzì,
Bowman fu prima vecchio e poi bambino, in fine...
Già,
come andò a finire 2001: Odissea nello spazio?
Ne il regista Stanley Kubrick, ne lo scrittore Arthur C.
Clark:e, autore della storia, lo spiegarono mai.
Correva il '68, la rivoluzione domestica incombeva:
eppure si trovò il tempo di azzardare interpretazioni
metafisiche e scientifiche. Ma tutto fu inutile. L'ultimo
viaggio di Bowman, dopo la distruzione dell'astronave e
la morte del maligno computer di bordo, HAL, restò un
mistero.
La vicenda nascondeva messaggi politici, morali,
religiosi? Un Dio presiedeva alla straordinaria
avventura? O siamo soli nell'universo? Ebbene, un libro
da poco in libreria ci dà una risposta squisitamente
letteraria: è di Arthur C. Clarke in persona. La chiave
è nascosta nella sua opera prima: Oltre il buio della
notte (Rizzoli, 323 pagine). Concepita nel 1936, più
volte respinta dagli editori, riscritta, abbandonata e
ripresa dal suo autore, essa contiene, diciamo così, la
sua ideologia fantascientifica allo stato puro.
Quel che Arthur C. Clarke ci aveva nascosto è che
l'universo è attraversato da una forza maligna e
incorporea, tremendamente simile al Demonio. Con una
differenza fondamentale, tuttavia: essa è di origine
artificiale, umana. Ma ritorniamo per un attimo
all'Odissea.
Nel libro avevamo appreso, andando oltre le immagini del
film di Kubrick, che l'astronauta David Bowman, durante
la folle corsa verso l'infinito, era tornato bambino.
Ormai libero da qualsiasi limite fisico, capace di
identificarsi con l'energia dell'universo, aveva fatto
ritorno alla Terra e, per mezzo di un puro atto di
volontà, aveva distrutto le armi nucleari orbitanti
attorno al pianeta.
Dopo di che, "sebbene fosse il padrone del mondo,
non sapeva bene ancora che cosa fare... ma avrebbe
escogitato qualcosa". Con queste parole si
concludeva il romanzo, lasciando in noi un angoscioso
interrogativo: forse che l'ex astronauta, ormai padrone
del mondo, era diventato Dio?
Oltre il buio della notte chiarisce molte cose. Vi si
racconta di un tempo immensamente lontano, in cui
l'umanità inventò un essere incorporeo, semi
onnipotente, una mente pura, e se ne servì per
assoggettare le galassie.
Ma questo essere si ribellò ai sui creatori,
trasformando, si nel nemico assoluto, affrancato dal
tempo e dallo spazio: la "Mente Folle". E'
questo il maligno principio che, nei romanzi seguenti di
Clarke, perseguita l'uomo come un peccato originale.
Al termine di un'epica battaglia, la "Mente
folle" viene imprigionata in una stella spenta, un
buco nero. Ma non esiste prigione capace di contenere per
sempre un simile essere: perciò la lotta per il possesso
dell'universo ricomincia ogni volta. Così, ora
conosciamo l'ossessione segreta di Clarke: qualcuno trama
nell'universo. Al termine del nostro viaggio cosmico,
potremmo incontrarlo, o addirittura identificarci con
lui. Che si tratti di Dio? Oppure del Demonio? O la
spiegazione del mistero serve solo a metterci di fronte
un altro enigma?
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