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Stanley Kubrick - Analisi - L'Odissea nello spazio ha un nuovo eroe: il demonio - La risposta in un romanzo di Arthur C. Clarke
di Dario Fertilio - Corriere della Sera - 27/04/93

 


Che fine ha fatto l'astronauta Bowman, protagonista del celebre film di Kubrick?

L'astronauta David Bowman attraversò un universo pieno di luci accecanti e si ritrovò al centro dell'enigma. All'improvviso intorno a lui ci fu silenzio, rotto soltanto dal suo respiro affaticato. Con passo pesante, ostacolato dalla tuta spaziale, entrò in una camera dai mobili in stile Luigi XVI, e là avvenne l'incredibile. Il tempo impazzì, Bowman fu prima vecchio e poi bambino, in fine...

Già, come andò a finire 2001: Odissea nello spazio?

Ne il regista Stanley Kubrick, ne lo scrittore Arthur C. Clark:e, autore della storia, lo spiegarono mai.
Correva il '68, la rivoluzione domestica incombeva: eppure si trovò il tempo di azzardare interpretazioni metafisiche e scientifiche. Ma tutto fu inutile. L'ultimo viaggio di Bowman, dopo la distruzione dell'astronave e la morte del maligno computer di bordo, HAL, restò un mistero.
La vicenda nascondeva messaggi politici, morali, religiosi? Un Dio presiedeva alla straordinaria avventura? O siamo soli nell'universo? Ebbene, un libro da poco in libreria ci dà una risposta squisitamente letteraria: è di Arthur C. Clarke in persona. La chiave è nascosta nella sua opera prima: Oltre il buio della notte (Rizzoli, 323 pagine). Concepita nel 1936, più volte respinta dagli editori, riscritta, abbandonata e ripresa dal suo autore, essa contiene, diciamo così, la sua ideologia fantascientifica allo stato puro.

Quel che Arthur C. Clarke ci aveva nascosto è che l'universo è attraversato da una forza maligna e incorporea, tremendamente simile al Demonio. Con una differenza fondamentale, tuttavia: essa è di origine artificiale, umana. Ma ritorniamo per un attimo all'Odissea.
Nel libro avevamo appreso, andando oltre le immagini del film di Kubrick, che l'astronauta David Bowman, durante la folle corsa verso l'infinito, era tornato bambino. Ormai libero da qualsiasi limite fisico, capace di identificarsi con l'energia dell'universo, aveva fatto ritorno alla Terra e, per mezzo di un puro atto di volontà, aveva distrutto le armi nucleari orbitanti attorno al pianeta.

Dopo di che, "sebbene fosse il padrone del mondo, non sapeva bene ancora che cosa fare... ma avrebbe escogitato qualcosa". Con queste parole si concludeva il romanzo, lasciando in noi un angoscioso interrogativo: forse che l'ex astronauta, ormai padrone del mondo, era diventato Dio?
Oltre il buio della notte chiarisce molte cose. Vi si racconta di un tempo immensamente lontano, in cui l'umanità inventò un essere incorporeo, semi onnipotente, una mente pura, e se ne servì per assoggettare le galassie.

Ma questo essere si ribellò ai sui creatori, trasformando, si nel nemico assoluto, affrancato dal tempo e dallo spazio: la "Mente Folle". E' questo il maligno principio che, nei romanzi seguenti di Clarke, perseguita l'uomo come un peccato originale.
Al termine di un'epica battaglia, la "Mente folle" viene imprigionata in una stella spenta, un buco nero. Ma non esiste prigione capace di contenere per sempre un simile essere: perciò la lotta per il possesso dell'universo ricomincia ogni volta. Così, ora conosciamo l'ossessione segreta di Clarke: qualcuno trama nell'universo. Al termine del nostro viaggio cosmico, potremmo incontrarlo, o addirittura identificarci con lui. Che si tratti di Dio? Oppure del Demonio? O la spiegazione del mistero serve solo a metterci di fronte un altro enigma?