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Stanley Kubrick - Analisi
Arancia Meccanica
Analisi dal punto di
vista della Psicologia della devianza del film
di Edoardo
Sozzi
"Le
avventure di Alex sono una sorta di mito psicologico. Il
nostro subconscio prova un senso di sollievo in Alex
proprio come gli accade nei sogni. Esso soffre nel vedere
Alex imbavagliato e punito dalle autorità mentre una
buona parte della nostra coscienza ammette che deve
essere così."
Stanley Kubrick (1972)
Uscito
nelle sale nel 1971, accolto da polemiche che ancora oggi
non si possono definire del tutto sopite, il film di
Stanley Kubrick tratto dal romanzo "Un'arancia ad
orologeria" di Anthony Burgess è una crudele
parabola sul libero arbitrio, sul gesto deviante, sulla
necessità della pena e sulla natura stessa della pena.
Pone a chiare lettere un inquietante interrogativo che
non può lasciare indifferenti chi deve occuparsi di
queste tematiche: "E' più immorale togliere ad un
uomo la libertà imprigionandolo, o invece trasformarlo
in un'arancia meccanica, in un robot privandolo
del libero arbitrio?"
La Storia
La vicenda è ambientata in Inghilterra, dove
bande giovanili sconvolgono la normale routine degli
abitanti senza distinzione fra classi agiate e poveri
barboni.
Alex è il leader di una gang di adolescenti che chiama
drughi, i cui principali interessi sono lo stupro, la
droga (che assumono abitualmente nel loro ritrovo, il
"Korova Milkbar") e l'ultraviolenza. Studente,
figlio di operai, Alex è appassionato di musica, in
particolare di Beethoven, ma dietro la facciata del bravo
ragazzo nasconde un'insana passione verso tutto ciò che
viene socialmente considerato deplorevole e maligno.
Lo vediamo violare, coi suoi drughi, la "home"
di uno scrittore politicamente impegnato (il Sig.
Alexander) e della moglie, abusare di quest'ultima e
picchiare il marito fino a lasciarlo invalido.
Dopo aver compiuto un omicidio a scopo di rapina i membri
della gang, già scontenti di alcuni suoi atteggiamenti e
bramosi del ruolo di leader, lo tradiscono denunciandolo
alla Polizia.
Arrestato e condotto in carcere, Alex scopre che il
governo sta sperimentando un trattamento medico (la
"cura Ludovico") con lo scopo di rimettere in
libertà i detenuti che affollano le carceri. Offertosi
volontario per sfuggire alla prigionia, viene trasformato
in un giovane incapace di qualunque reazione o pensiero
violento.
Tornato libero subisce la vendetta dello scrittore
Alexander che, aiutato da politici che si oppongono al
Governo in carica, lo spinge a tentare il suicidio.
Miracolosamente scampato alla morte, non accusa più gli
effetti inibitori della cura Ludovico e, protetto dal
Governo che lo utilizza a scopo propagandistico, è di
nuovo pronto a ripercorrere le efferatezze del passato.
Premessa
Dovendo per scelta "professionale" e per
inclinazioni personali pormi delle domande sulla natura
dell'agire umano e sulla nascita del gesto deviante non
ho potuto che far partire questa mia riflessione dal film
di Stanley Kubrick "Arancia Meccanica", visto
come mirabile rappresentazione di molti degli aspetti
discussi nel corso "la devianza in età
adulta".
Il film offre notevoli spunti di riflessione e si pone
come chiaro esempio e motivo di discussione per molti
temi da noi trattati a lezione.
Ho scelto la forma di domanda e risposta per portare
avanti questa analisi in quanto mi appare la più
appropriata per esaminare i complessi aspetti della
riflessione sulla realtà, tenendo sempre presente sempre
che ciò che più conta è il metodo, il porsi delle
domande e cercare continuamente di darsi una risposta.
Analisi
1) Quali possono essere le motivazioni che spingono Alex
e i suoi drughi a perseguire il male?
Per prima cosa è innegabile che Alex scelga
deliberatamente il male. E qui, se vogliamo, la finzione
scenica prende il posto della complessità del reale:
Alex è un antieroe perfetto, e in quanto tale non esiste
nella realtà. Egli è perfettamente cattivo e
deliberatamente malvagio, non mostra alcun segno di
pentimento né di rimorso per il suo operato.
La realtà, come certamente ben conosce chi vive da
vicino l'esperienza del carcere, è estremamente più
complessa e sfaccettata: nessuno sceglie il delinquere
come unica via della propria vita, ma è piuttosto uno
stretto gioco di rinforzi e di coercizione a ripetere che
segnano la vita intrapresa dal delinquente.
Tutti noi abbiamo provato un episodio di trasgressione,
anche solo, citando Winnicott, l'atto di rubare una
caramella o i soldi dal borsellino della madre: perché
facciamo questo?
Per riprenderci ciò che crediamo ci sia stato sottratto:
un gioco, un poco di attenzione, magari anche solo un
sorriso. Ma ovviamente questo appagamento fantasmatico
non dà vera soddisfazione, e laddove qualcuno senta che
ciò che gli è stato tolto dai genitori, come dalla
società o dallo Stato, è immensamente più grande di
quello che si può riprendere, allora tenderà a ripetere
e ripetere ancora il furto in un infinito tentativo di
ritrovare quello che non si ha mai avuto.
2) Cosa c'è nella mente del deviante? Le visioni di arte
e di morte nella mente di Alex rappresentano
l'immaginario della mente criminale?
La trasgressione per Alex, come quella di tutti, non è
solo un momento distruttivo, essa si caratterizza anche
come momento creativo. La trasgressione di Alex crea
l'arte, diventa essa stessa arte: si tramuta in musica
trasformando la sublime opera di Beethoven nella colonna
sonora elettro-pop di pestaggi, stupri e rapine; si serve
delle immagini psichedeliche ispirate dalle
"drogucce mescaline" che i drughi prendono al
"Korova Milkbar" che si fondono con i quadri,
le tappezzerie, le architetture.
E' una trasgressione creativa perché serve ad Alex a
modificare la realtà, a farsi demiurgo di una nuova
realtà in cui la droga e la violenza gli concedono ciò
che ha sempre cercato: l'illusione dell'onnipotenza.
3) Quale rapporto c'è tra il carnefice (Alex) e le
vittime (la società)? E nel momento dell'arresto non vi
è il pericoloso rischio che questi ruoli si invertano
trasformando lo strumento di correzione (il carcere) in
uno strumento di vendetta?
Nel momento in cui si compie un gesto criminale si crea
necessariamente una frattura nella società. Più il
gesto sarà grande o efferato, tanto più lungo e
laborioso sarà il compito di ricucire la frattura fra il
carnefice e la vittima, ossia la società stessa.
Nell'ambito della Filosofia del Diritto si è più volte
cercato di spiegare e di indicare quale debba essere la
funzione della pena, ossia quella di risarcimento del
danno causato e quella di risocializzazione
dell'individuo che si è chiamato fuori dalle regole
della società civile.
Lo strumento per ottenere tutto ciò è il carcere, che
però appare inadeguato allo scopo stesso per il quale è
stato progettato.
Alex, come ogni altro detenuto, si accorgerà presto che
non gli è concesso spazio personale per poter crescere
non avendo nemmeno la possibilità di usare
produttivamente il proprio tempo, né di mantenere un
rapporto attivo con la società che un giorno dovrà
riaccoglierlo (e che nel film non lo riaccoglierà mai).
Non avrà gli strumenti necessari per poter riflettere
sulla portata delle proprie azioni, e non solo non farà
progressi ma si troverà a regredire dal punto di vista
psicologico, imparando la menzogna la falsità ed
alimentando il suo senso di rivalsa nei confronti della
società.
4) Il carcere, il recupero, la "cura" stessa al
male possono davvero trasformare o in qualche modo
"riprogrammare" un criminale?
Il racconto, nato dalla mente di Anthony Burgess nel
1961, nasce dall'idea di scrivere un romanzo sul lavaggio
del cervello, come dice lo stesso Burgess nella lettera
scritta in occasione dell'uscita del film nel 1971. Fu
ispirato in particolare dalla stampa britannica che
all'epoca diede ampio risalto ad episodi di violenza che
avevano giovani come protagonisti. Allora, come oggi,
sembrava che carcere e riformatorio rendessero i detenuti
ancora più cattivi e si andava diffondendo l'idea,
espressa da singoli ma influenti teorici, che si potesse
ridurre la criminalità e risparmiare soldi dei
contribuenti semplicemente riprogrammando i
"delinquenti comuni" con una sorta di
condizionamento, una terapia del disgusto, che generi in
loro un'associazione tra l'atto di violenza e il
malessere, la nausea, o persino evocazioni di morte.
Come si vede il substrato di paura della criminalità
urbana piccola e grande non era certo dissimile da quello
che si può trovare tutt'ora (ricordo come sull'onda di
alcuni crimini commessi nel 1999 si parlasse di "Far
West" a Milano), e quindi forse ancora oggi potrebbe
prendere piede l'idea di un condizionamento Skinneriano
come via per l'estinzione del reato.
Ho parlato espressamente di "estinzione del
reato" e non di risocializzazione in quanto, come
magistralmente sottolineato da Kubrick, non vi è vera
correzione nella "cura Ludovico" poiché non vi
è presa di coscienza della colpa, nessuna
interiorizzazione del sentimento di dolore che si è
arrecato compiendo il gesto deviante.
Alex non compie il bene, non lo sceglie liberamente, egli
semplicemente non provoca il male, il pensiero stesso
crea in lui disgusto, vomito e dolore fisico. Ecco quindi
sollevato il grande dilemma a cui siamo chiamati a
rispondere: la cura Ludovico -per restare all'interno
delle situazioni proposte nel film- o il carcere -se
vogliamo invece adattare queste tematiche al mondo reale-
sono davvero in grado non solo di estinguere il male, ma
di convertire al bene?
5) Quale deve essere il ruolo delle istituzioni, degli
operatori penitenziari, della polizia carceraria?
E' chiaro, quindi, quanto sia inutile in sé la mera
funzione detentiva, come sia tangibile il rischio che
questa funzione non lasci spazio a quella rieducativa. C'è
pericolo che passi solo l'immagine di uno Stato
oppressore che si vuole disfare di quei suoi figli che
creano scandalo, quando in realtà essi sono solo le
vittime dei loro stessi fantasmi e di un mondo che non ha
dato loro altre vie per incanalare la rabbia se non una
pistola od un coltello. C'è bisogno di spazi: spazi
fisici, per far fronte a delle carceri sovraffollate in
cui non si può personalizzare il proprio ambiente di
vita; spazi psicologici in cui criminologi, psicologi,
assistenti sociali e educatori svolgano quelle funzioni
che necessariamente sono venute meno nella mente del
criminale: la funzione di controllo (che fino ad ora è
la sola che viene assicurata dalla polizia carceraria),
ma soprattutto la funzione di guida. Lo Stato, insomma,
non deve più assumere l'immagine di un padre mutilato e
assente, ma quella di una madre sufficientemente buona.
Breve ex-cursus sull'accoglienza che il film ebbe
nelle sale
Ritengo possa essere di interesse un breve
cenno, che esula un poco dall'analisi della devianza che
il film ci propone, sulla sorte che il film ebbe nelle
sale cinematografiche.
Spesso anche il più geniale e dotato degli autori non
prevede le possibili conseguenze sociali della propria
opera. Kubrick, infatti, pur essendo un meticoloso
programmatore (e la sua abilità scacchistica ne fu la
prova) non riuscì a prevedere gli effetti eversivi che
il suo film avrebbe potuto indurre nel pubblico.
Per la violenza mostrata il film venne classificato
"X" (ossia vietato ai minori) negli USA, e in
Inghilterra ne fu vietata la visione ai minori di
diciotto anni.
Questi provvedimenti purtroppo non impedirono l'aumento
di episodi di violenza (in alcuni casi anche efferati)
che in qualche modo erano connessi alle suggestioni del
film, da qui venne la decisione del regista stesso di
ritirare la pellicola in patria e di impedirne la
circolazione per molti anni. A causa di questi episodi il
film è stato accusato di istigazione alla violenza,
laddove la violenza stessa veniva invece mostrata solo
per provocare il disgusto per l'operato scellerato del
protagonista. A tal proposito sono molto interessanti le
parole che il regista stesso usò per cercare di spiegare
le sue scelte.
E' disponibile oggi la versione integrale del film così
come venne originariamente montata: ammirato come
capolavoro visionario di tecnica espressiva e narrativa,
il film continua comunque ancora oggi a scandalizzare.
Conclusioni
"Certamente uno dei problemi sociali più difficili
da risolvere oggigiorno è come lo Stato possa mantenere
il necessario grado di controllo sulla società senza
divenire repressivo. [...] La domanda è: come è
possibile, se ancora è possibile, realizzare un
equilibrio? Io non conosco la risposta."
Stankey Kubrick (1972)
Forse una risposta definitiva non esiste.
A noi rimane comunque l'obbligo morale di cercala in ogni
caso, per questa e tutte le altre domande che il film ci
suscita. Poiché è solo attraverso il porsi delle
domande che si può perseguire il disvelamento della
Verità.
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